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Citazioni

Una raccolta di pensieri e frasi che mi hanno colpito: citazioni tratte da libri, dai social o trovate sul web.

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Urlano per giorni quando gli portano via i vitelli. Cercano per settimane. Non dimenticano mai. Un essere che conosce il dolore della separazione merita una parola diversa da "produzione".
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Chi è ancora cacciatore non è un mostro…— Lev TolstojLev Tolstoj

Chi è ancora cacciatore non è un mostro: è soltanto un uomo che non ha ancora spostato lo sguardo…

 

C’è qualcosa di profondamente onesto nel fatto che proprio Tolstoj abbia scritto quelle parole. Non le pronuncia un uomo nato puro, un santo che non ha mai impugnato un fucile. Le scrive un ex cacciatore appassionato, uno che da giovane inseguiva la selvaggina con entusiasmo, che conosceva l’eccitazione dell’agguato e il piacere del colpo andato a segno. È questo che rende la frase credibile: viene da chi è passato dall’altra parte.

 

La presa di coscienza, in lui, non fu un fulmine. Fu un lento spostamento dello sguardo. Per anni il cacciatore vede l’animale come bersaglio, come prova della propria abilità, come natura da dominare. Poi, a un certo punto — e nessuno sa mai dire esattamente quando — quello sguardo si incrina. L’animale braccato smette di essere “preda” e ridiventa creatura: qualcosa che vuole vivere, che ha paura, che è interamente alla nostra mercé. Ed è proprio lì il nodo. La compassione non nasce davanti a chi è nostro pari e può ricambiare il colpo. Nasce davanti a chi non può difendersi. La misura morale di una persona si vede in come tratta ciò che ha completamente in suo potere — e che potrebbe schiacciare senza conseguenze.

 

Tolstoj arriverà a scrivere, nel saggio *Il primo gradino*, che l’astenersi dal nutrirsi di carne è appunto il “primo gradino” di una vita morale: non un punto d’arrivo, ma una soglia, il primo atto concreto in cui si smette di chiudere gli occhi su una sofferenza che si potrebbe evitare. La parola che usa, *gradino*, dice già tutto sul suo modo di intendere il cambiamento. Non una conversione improvvisa, ma una scala. Si sale un passo alla volta.

 

Ed è qui che il “ognuno con i suoi tempi” tocca il punto giusto. La coscienza non si comanda né si impone dall’esterno. Si risveglia quando è pronta, e ognuno ha la propria stagione. Chi è ancora cacciatore non è un mostro: è soltanto un uomo che non ha ancora spostato lo sguardo, esattamente come lo era Tolstoj prima di spostarlo. Il giudizio severo, paradossalmente, indurisce; la pazienza apre. Tolstoj non si vergognava del cacciatore che era stato — lo raccontava, anzi, perché era la prova vivente che si può cambiare.

 

Quel “forza” è la cosa più tolstojana di tutte. Non è una pretesa, è un incoraggiamento. La vittoria della compassione su chi sta alla nostra mercé non è un traguardo da raggiungere di corsa, è una direzione verso cui ci si incammina. E ogni piccolo passo — un’abitudine messa in discussione, una crudeltà di troppo che improvvisamente ripugna, uno sguardo che non riesce più a restare indifferente — è già il primo gradino. Vale per chi parte oggi quanto valeva per lui.

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