Sentences

Citazioni

Una raccolta di pensieri e frasi che mi hanno colpito: citazioni tratte da libri, dai social o trovate sul web.

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Il potere non consiste nel controllare gli altri, ma nel dominare…— Dee Glimmer

Il potere non consiste nel controllare gli altri, ma nel dominare se stessi. Il desiderio di controllare gli altri è un segno evidente di turbolenze interiori e di una profonda mancanza di autocontrollo. Coloro che cercano di esercitare potere sugli altri spesso lo fanno perché sono essi stessi impotenti, scambiando la coercizione per forza. Il vero potere risiede nell'autodisciplina, nella pace interiore e nella capacità di affrontare le sfide della vita con grazia e integrità, non nel dominare o manipolare gli altri.

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Il manifesto del funambolo— Ivan Petruzzi

Il manifesto del funambolo
Non troppo proiettato fuori per non dimenticarmi chi sono, non troppo focalizzato dentro per non escludermi dal mondo.
Non troppo immerso nella materia, imprigionato nella testa, non troppo perso nello spirito senza radici nella terra.
Non troppo banderuola al vento, succube del cambiamento, ma nemmeno troppo aggrappato al percorso scelto.
Allergico agli estremismi, alle etichette e alle illuminazioni, passeggio a testa alta lungo i bordi incerti della strada, là dove il cemento incontra l’erba e la città svapora nella campagna, gli occhi spalancati a cogliere i segnali, le braccia in costante movimento per trasformarsi in ali.
Acqua fluida di torrente, vascello che segue la corrente, invoco la saggezza di chi ha compreso che non esiste equilibrio senza movimento, e che l’armonia non è un traguardo ma un modo di guardare alla vita e precipitarci dentro.
Che la saggezza non ha nulla a che vedere con l’essere puri ma con l’osservazione dei propri lati oscuri.
Che bisogna cavarsela da soli ma anche sapere affidarsi agli altri, perché imparare a dare è importante quanto allenarsi a ricevere, a chiedere aiuto, a trovare rifugio.
Che si può stare bene con gli altri solo quando si sta bene con se stessi, ma che è impossibile stare bene con se stessi finché non si riesce a stare bene anche con gli altri.
Che la felicità non è un’isola a cui si approda dopo la tempesta, ma la vita che accade all’improvviso quando si rallenta, quando si abbandona la battaglia e la si sostituisce con la resa.
E senza più paura, senza più incertezze, si procede saldi come funamboli in equilibrio sulla corda tesa.

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Il fallimento è parte della vita.

Il fallimento è parte della vita.
Se non fallisci non apprendi e se non apprendi non cambi.
FILOSOFIA

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Il coraggio passa dal riconoscimento di una debolezza, non dall'illusione…

Il coraggio passa dal riconoscimento di una debolezza, non dall'illusione di una forza raccontata dalla mente

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Il caso, altro non è che un buco del pensare umano.Crescita interiore
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I FUOCHI D’ARTIFICIO E L’UMANO

I FUOCHI D’ARTIFICIO E L’UMANO
Il tema dei fuochi d’artificio offre uno spunto profondo per riflettere sulle contraddizioni della natura umana.
Da una parte, rappresentano una manifestazione di spettacolo e di stupore collettivo, una celebrazione carica di simbolismi.
Dall’altra, sono un evidente esempio di spreco materiale ed emotivo.
Ogni esplosione è, infatti, l’incarnazione di risorse letteralmente “bruciate” in pochi istanti, con conseguenze spesso ignorate: la morte o il panico di molti animali, l’inquinamento atmosferico e acustico, e il perpetuarsi di tradizioni il cui senso appare sempre più vacuo alla luce della sensibilità contemporanea.

Ci si potrebbe interrogare: come può l’essere umano, capace di straordinarie imprese intellettuali e tecnologiche, gioire di un gesto così distruttivo?
È come se il fascino per il luccichio effimero prevalesse su ogni consapevolezza critica, rivelando una sorta di “cecità collettiva”.
In questo contesto, definirlo “morte cerebrale” non appare un’esagerazione, ma una metafora potente per sottolineare la disconnessione tra l’intelletto umano e le sue azioni.

Inoltre, la cornice simbolica in cui si collocano i fuochi d’artificio – il passaggio tra l’anno vecchio e quello nuovo – amplifica l’incoerenza.
Da una parte si vuole scacciare le sventure del passato; dall’altra, si ripete un rito che di per sé genera distruzione e caos, come se non ci fosse alcuna relazione tra le azioni umane e le conseguenze a lungo termine.
Questa contraddizione solleva il quesito fondamentale: l’uomo, nel suo comportarsi così, dimostra davvero di essere superiore agli altri animali?

Le scimmie, spesso considerate simbolo di un intelletto inferiore, vivono in armonia con il loro ambiente, guidate da istinti che raramente si traducono in autodistruzione o spreco.
Paradossalmente, ciò fa apparire l’essere umano, con le sue celebrazioni sconsiderate, meno intelligente, meno consapevole e più incline ad assecondare impulsi irrazionali che danneggiano se stesso e il mondo circostante.

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Ho subito la decisione della separazione, non è stato facile.— Bonolis Paolo

Ho subito la decisione della separazione, non è stato facile.
Come puoi pretendere che una persona faccia ciò che non vuole più, che provi ciò che non sente più, che sia quella che non più.
Per me non è stato facile ma è giusto così

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Ho dovuto— Universo

Ho dovuto
metterti in difficoltà, altrimenti non avresti fatto nulla per cambiare...

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Hanno provato a seppellirci,— D. Christianopoulos

Hanno provato a seppellirci,
non sapevano che eravamo semi.

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Guerriero di Luce o Spirituale

Guerriero di Luce o Spirituale
Difficulties and obstacles, if properly understood and used, can often turn out to be an unexpected source of strength. In the biographies of the masters, you will often find that had they not faced difficulties and obstacles, they would not have discovered the strength they needed to rise above them.
This was true, for example, of Gesar, the great warrior king of Tibet, whose escapades form the greatest epic of Tibetan literature. Gesar means “indomitable,” someone who can never be put down. From the moment Gesar was born, his evil uncle Trotung tried all kinds of means to kill him. But with each attempt Gesar only grew stronger and stronger. It was thanks to Trotung’s efforts, in fact, that Gesar was to become so great.

This gave rise to a Tibetan proverb: if Trotung had not been so malicious and scheming, Gesar could never have risen so high.

For the Tibetans Gesar is not only a martial warrior but also a spiritual one.
To be a spiritual warrior means to develop a special kind of courage, one that is innately intelligent, gentle, and fearless. Spiritual warriors can still be frightened, but even so they are courageous enough to taste suffering, to relate clearly to their fundamental fear, and to draw out without evasion the lessons from difficulties.

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Difficoltà e ostacoli, se correttamente compresi e utilizzati, possono spesso rivelarsi una fonte inaspettata di forza.
Nelle biografie dei maestri, scoprirai spesso che se non avessero affrontato difficoltà e ostacoli, non avrebbero scoperto la forza di cui avevano bisogno per superarli.
Questo era vero, ad esempio, per Gesar, il grande re guerriero del Tibet, le cui avventure formano la più grande epopea della letteratura tibetana.
Gesar significa "indomabile", qualcuno che non può mai essere abbattuto.
Dal momento in cui Gesar nacque, il suo malvagio zio Trotung tentò tutti i tipi di mezzi per ucciderlo.
Ma con ogni tentativo Gesar divenne sempre più forte.
Fu grazie agli sforzi di Trotung, infatti, che Gesar sarebbe diventato così grande.
Ciò diede origine a un proverbio tibetano: se Trotung non fosse stato così malvagio e intrigante, Gesar non avrebbe mai potuto salire così in alto.
Per i tibetani Gesar non è solo un guerriero marziale, ma anche spirituale.
Essere un guerriero spirituale significa sviluppare un tipo speciale di coraggio, uno che è innatamente intelligente, gentile e senza paura.
I guerrieri spirituali possono ancora essere spaventati, ma anche così sono abbastanza coraggiosi da assaporare la sofferenza, da relazionarsi chiaramente con la loro paura fondamentale e da trarre senza elusione le lezioni dalle difficoltà.
Tratto da: Il libro tibetano del vivere e del morire- Sogyal Rinpoche
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A volte il male perseguita il guerriero della luce. Allora, tranquillamente, egli lo invita nella sua tenda. Domanda al male: “Vuoi ferirmi, o usarmi per ferire gli altri?” Il male finge di non udire. Sostiene di conoscere le tenebre dell’anima del guerriero. Tocca ferite non ancora cicatrizzate, e chiede vendetta. Gli ricorda di essere il solo a conoscere certe trappole e certi veleni che lo aiuteranno a distruggere i nemici. Il guerriero della luce ascolta. Se il male si distrae, egli lo sprona a riprendere la conversazione, e gli chiede i dettagli di tutti i suoi progetti. Dopo avere ascoltato ogni cosa, si alza e se ne va. Il male ha parlato tanto, è talmente stanco e vuoto che non riuscirà a seguirlo.
Tratto da: Il manuale del Guerriero della Luce
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Quando hai la fortuna di incontrare una donna che, oltre che bella, non si spaventa di nulla, indomabile, che trasmuta le difficoltà e gli ostacoli che affronta quotidianamente in forza e coraggio, ti rendi conto che hai a che fare con una Guerriera di Luce (per dirla con le parole di Paolo Coelho) o nel suo sinonimo Guerriera Spirituale ( per dirla con le parole di Sogyal Rinpoche).
Con tutta la mia stima e ammirazione.
Giovanni.

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